Storia e architettura
Storia e Archittura
La struttura architettonica dell’Eremo di Monte Giove riflette il modello dell’Eremo di Camaldoli al quale tutti gli eremi costruiti dai Monaci Coronesi si sono ispirati seguendo le direttive delle Costituzioni di Monte Corona che richiedevano edifici sobri e funzionali.
L'EREMO: Si raggiunge l’ingresso salendo un breve viale al cui termine si entra nell’ampio androne. Attraversato il portone si evidenzia il luminoso percorso centrale che conduce alla chiesa settecentesca. Accanto all’ingresso si trovano l’Antica Farmacia e l’accesso alla terrazza panoramica.

All’inizio del viale, sul lato destro è ubicato l’edificio adibito a foresteria e sala convegni, mentre a sinistra quello con il refettorio, la biblioteca, la cucina.
Ai lati del viale, delimitato da muretti, si trovano le celle dei monaci, tre sul lato destro e sei su quello sinistro. Ogni cella è strutturata in modo da consentire al monaco di avere lo spazio necessario per la preghiera, lo studio, il riposo, e un piccolo giardino.
Si è creato così uno spazio accessibile al pubblico (l’ingresso, la chiesa, la balconata affacciata sulla valle e la città di Fano sul lato sinistro, la foresteria) e uno spazio ad accessibilità limitata (le celle e il bosco retrostante la chiesa).
Struttura monastero benedettino
LA CHIESA
La chiesa, costruita partire dal 1741, è stata progettata dell’architetto G. Francesco Buonamici che ha creato un spazio ottagonale slanciato e luminoso. Sopra il coro in noce si trova La Trasfigurazione, opera di G.A. Lazzarini (1710-1801); sulle pareti laterali due dipinti del monaco P. Venanzio da Camerino (+ 1659); opere in stucco di C. Sarti del 1748; in una cappella laterale la scultura di A. Corradini (1668-1752) raffigurante S. Romualdo.
Le due cappelle laterali conservano, nelle volte incorniciati da stucchi settecenteschi, dipinti Tarcisio Generali (1904-1998), monaco camaldolese.

Sul fianco destro della chiesa si trova l’aula del Capitolo con la sottostante cripta, mentre sul fianco sinistro c’è la sacrestia.
Cronistoria:
Anno della fondazione. Si avvia la costruzione della struttura eremitica sul terreno donato nel 1523 dal nobile fanese Galezzo Gabrielli ai monaci dell’Eremo di Camaldoli seguaci di Paolo Giustiniani; primo nucleo della nascente Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona sorta come riforma della tradizione benedettina-camaldolese. Inizia così la vita monastico-eremitica a Monte Giove, secondo il ritmo di preghiera, lavoro, studio, silenzio, solitudine.
1608
1631
Viene consacrata la chiesa, intitolata al SS. Salvatore.
23 Maggio
Visita della regina Maria Cristina Alessandra di Svezia che si ferma tutto il giorno e pranza con i monaci.
1657
1797 - 1863
L’eremo subisce le vicende storiche del tempo che portarono alla soppressione degli ordini religiosi e ai relativi espropri. Vengono dispersi l’Archivio, la Biblioteca, gli arredi e alcune opere d’arte. La struttura passa in proprietà al Comune di Fano.
Ritornano alcuni monaci accolti come custodi del complesso, rimanendovi fino al 1902 quando gli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona decidono di non rinnovare il contratto d’affitto con il Comune e lasciano definitivamente l’eremo.
1871
1925
La Congregazione dei Monaci Eremiti Camaldolesi di Toscana acquista l’eremo, iniziando i lavori di ripristino e prendendovi dimora. Riprende la vita monastica secondo il ritmo tradizionale e lo stile proprio dei monaci camaldolesi.
Al passaggio del fronte della linea Gotica, i militari tedeschi impiantano quattro osservatori nell’eremo che contemporaneamente accoglie gli sfollati dalla città, custodendo temporaneamente anche i preziosi Codici Malatestiani e i libri più preziosi della Biblioteca Federiciana.
1945
Oggi
Anche oggi la Comunità Monastica dell’eremo continua a mantenere viva l’esperienza secolare dei Padri, prezioso tesoro di fede, spiritualità, cultura, consegnato ai nostri giorni che richiedono attenzione e condivisione rispetto alla complessità del presente.
1608
Anno della fondazione. Si avvia la costruzione della struttura eremitica sul terreno donato nel 1523 dal nobile fanese Galezzo Gabrielli ai monaci dell’Eremo di Camaldoli seguaci di Paolo Giustiniani; primo nucleo della nascente Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona sorta come riforma della tradizione benedettina-camaldolese. Inizia così la vita monastico-eremitica a Monte Giove, secondo il ritmo di preghiera, lavoro, studio, silenzio, solitudine.
1631
Viene consacrata la chiesa, intitolata al SS. Salvatore
1657, 23 maggio
Visita della regina Maria Cristina Alessandra di Svezia che si ferma tutto il giorno e pranza con i monaci.
1741
La chiesa primitiva, causa smottamento del terreno, viene abbattuta. Si inizia la costruzione della nuova chiesa, nella posizione attuale, su progetto dell’architetto Gian Francesco Buonamici.
1797-1863
L’eremo subisce le vicende storiche del tempo che portarono alla soppressione degli ordini religiosi e ai relativi espropri. Vengono dispersi l’Archivio, la Biblioteca, gli arredi e alcune opere d’arte. La struttura passa in proprietà al Comune di Fano.
1871
Ritornano alcuni monaci accolti come custodi del complesso, rimanendovi fino al 1902 quando gli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona decidono di non rinnovare il contratto d’affitto con il Comune e lasciano definitivamente l’eremo.
1925
La Congregazione dei Monaci Eremiti Camaldolesi di Toscana acquista l’eremo, iniziando i lavori di ripristino e prendendovi dimora. Riprende la vita monastica secondo il ritmo tradizionale e lo stile proprio dei monaci camaldolesi.
1945
Al passaggio del fronte della linea Gotica, i militari tedeschi impiantano quattro osservatori nell’eremo che contemporaneamente accoglie gli sfollati dalla città, custodendo temporaneamente anche i preziosi Codici Malatestiani e i libri più preziosi della Biblioteca Federiciana.
Oggi
Anche oggi la Comunità Monastica dell’eremo continua a mantenere viva l’esperienza secolare dei Padri, prezioso tesoro di fede, spiritualità, cultura, consegnato ai nostri giorni che richiedono attenzione e condivisione rispetto alla complessità del presente.
Da allora la vita monastica dell’eremo continua secondo l’esperienza secolare dei padri, prezioso tesoro di fede, spiritualità, cultura, consegnato ai nostri giorni che richiedono attenzione e condivisione rispetto alla complessità del presente.