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Eremo di Monte Giove
Antica Farmacia: orari di apertura

Dal 27 Settembre al 15 Ottobre la Farmacia sarà aperta solo nei seguenti giorni e orari:

Sabato 30 Settembre e Sabato 14 Ottobre
10 - 11,45 ; 15 – 18

Domenica 1, Domenica 8 e Domenica 15 Ottobre
11 – 12,15 ; 15 – 18

 
La felicità: un diritto o un dovere?

 21 - 22 Ottobre 2017

Eremo di Montegiove (Fano)

La felicità. un diritto o un dovere?

Un maestro zen, un sacerdote teologo ed una insegnante di scuola primaria e shiatsu cosa hanno in comune?

Un’ esperienza, in particolare la mia esperienza cioè di chi ha contribuito alla realizzazione di questo incontro che ha come titolo:
La felicità un diritto o un dovere?

Questa è la domanda che mi fu posta tanti anni fa al mio primo incontro con il Maestro Taiten Fausto Guareschi nel monastero di Fudenji in una piccola località delle colline parmensi. La natura della domanda mi turbò, ponendomi in una visione prospettica nuova.

E cosa dire dell’incontro con Don Roberto Tagliaferri?
E’ docente di teologia liturgica presso l’Istituto di liturgia pastorale di S. Giustina a Padova. Si occupa di problemi epistemologici e di linguaggi del rito, con particolare attenzione alla dimensione estetica dell’esperienza religiosa. “Che cosa intendiamo quando parliamo di “esperienza”: qualcosa di profondo, di vero, di intuitivo o intendiamo soltanto un’ “increspatura” dell’anima, un’emozione senza oggetto?”           

I suoi interventi iniziano spesso con domande di questa natura, significative e frequentando i suoi preziosi incontri settimanali capii l’importanza di tenerle deste in noi.

E allora cari lettori e lettrici: cos’è per voi la felicità?
Un diritto e/o un dovere?
Vogliamo tentare una riflessione comune e confrontarci con dei pensatori, ricercatori molto “raffinati e scomodi”?

L’incontro con questi due teologi ha destabilizzato le mie convinzioni ora spero con tutto il cuore che possa avvenire anche voi.

Se vogliamo iniziare, un percorso di risveglio, osservazione di noi stessi, se vogliamo disinnescare la bomba di attaccamento, avversione e illusione che ci portiamo dentro è necessario che lo si faccia insieme. Occorre un concorso di forze per un progetto così complesso e importante. Da soli è molto difficile, impossibile forse. Ecco perché in tutte le tradizioni contemplative si dà importanza a strategie che ci aiutino nella coltivazione di pensieri e comportamenti sani.

La tradizione classica buddhista insegna le dieci parami cioè virtù o perfezioni di cui la metta (in lingua Pali, benevolenza, coltivazione dell'amore verso tutti gli Esseri) fa parte.

Lungi da essere dei dettami morali, del resto il buddhismo non impone nessuna regola formale, esse vanno viste come possibilità. Una pratica però costante porta pian, piano ad una profonda trasformazione.

La metta rappresenta dunque una forma classica di meditazione che ci aiuta ad una più profonda presenza mentale o consapevolezza, la quale ci consente di vedere e di interrompere i circoli viziosi dei pensieri afflittivi. Quindi un’opportunità per uscire dalla gabbia del ripiegamento su noi stessi.  

E come afferma il monaco buddhista Ajahan Sumedho:  “seguire il cuore non è sufficiente. Si deve addestrare il cuore”!  

Bruna Bonifazi

 
Un viaggio alla scoperta di sè e degli altri

Sabato 4 Novembre 2017

Eremo di Montegiove (Fano)

un viaggio alla scoperta di sè e degli altri

Data: sabato 4 novembre dalle 9 alle 18.30
Luogo: Eremo Montegiove Fano (PU)
Contributo: € 40 (corso e pranzo, deduzione di € 10 per chi non pranza all’Eremo)
Partecipanti: giovani tra 18-30 anni

Obiettivi del corso
- Offrire ai partecipanti uno strumento per la conoscenza della propria personalità e indicazione per la crescita;
- Dare un contributo, efficace e creativo, per una migliore comprensione degli altri, in particolare delle persone care ( genitori, amici..) e promuovere rapporti interpersonali, anche all’interno del volontariato, segnati dal rispetto e dall’accoglienza della diversità.

Traccia di contenuti
- Fattori importanti nel plasmare il proprio carattere;
- Ogni persona è unica e irripetibile, ma si distingue anche per tratti di somiglianza e di differenza con altri;

- Le persone si conoscono attraverso la manifestazione di tendenze e modi di essere, pensare e comportarsi che si affermano nel tempo;
- La propria personalità è una variabile importante che influisce sul modo di vivere i rapporti familiari e sociali;
- E’ importante riconoscere e affermare i doni di ogni persona, ma allo stesso tempo essere consapevoli delle proprie zone di ombra, per un cammino di graduale maturazione.

“Chi vive in armonia con se stesso vive in armonia con l’universo” (Marco Aurelio)

“Quanto più l’uomo si conosce, tanto più progredisce” (Mahatma Gandhi)

Animatore
P. Arnaldo Pangrazzi (Camilliano)
Docente presso l’Istituto Internazionale Camillianum di Roma., Presiede l’Associazione Italiana Enneagramma ed è autore di numerosi libri, riguardanti l’autoconoscenza, la pastorale della salute, l’animazione di gruppo, l’accompagnamento dei morenti, l’elaborazione delle perdite e dei lutti.

Per info e prenotazioni: Padre Marino Tel. 0721-86 40 90 This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

 
Omelia La Trinità

Domenica 11 Giugno

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia - la trinità 

Gv 3, 16 - 18

La celebrazione del dogma della Trinità potrebbe sembrare celebrazione di una astrazione, lontana e inavvicinabile, estranea alla vita. Ma se facciamo attenzione ai passi della Scrittura che la liturgia ci propone oggi, vediamo che il mistero dogmatico si trasforma nel mistero del Dio che passa avanti e dentro  la vita dell’uomo, rivelando il mistero del vivere umano che affonda le sue radici originarie nel principio creatore che è relazione e legame.       

Parlare di un solo Dio in tre persone significa infatti parlare di comunione e non di solitudine. Significa parlare di un movi­mento d'amore senza inizio e senza fine, significa parlare di reciprocità e di scambio. Dio crea l’adam, l’umano, a sua immagine e somiglianza, ma l’immagine modello della creazione è quella della relazione che c’è tra il Padre, il Logos e lo Spirito.   

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Omelia Domenica 30 Aprile

Domenica 30 Aprile

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia - III Domenica Tempo di pasqua 

Lc 24, 13 - 35

Non ci bruciava forse il cuore mentre ci spiegava le Scritture?

Lungo il percorso da Gerusalemme ad Emmaus avviene qualcosa che non era mai avvenuto prima per i due discepoli del maestro sconfitto sulla croce. Lungo quel percorso, nel tempo di quel cammino, acquisiscono e cominciano a comprendere quello che fino a quel momento era rimasto soffocato dalle aspettative e dalle precomprensioni fuorvianti.  

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Omelia Domenica 16 Aprile

Domenica 16 Aprile

Eremo di Montegiove (Fano)

Omelia - pasqua di risurrezione

Gv 20, 1-9

La Liturgia solenne di Pasqua ci convoca non solo per celebrare la memoria attualizzata della Risurrezione di Gesù, il Cristo ucciso sulla Croce, ma anche per verificare il nostro cammino di risorti per Cristo, con Cristo e in Cristo.

E per verificare questo nostro cammino di fede il vangelo di Giovanni, ora proclamato alla nostra assemblea e a ciascuno di noi che la componiamo, racconta la corsa al sepolcro dei due discepoli dopo l’annuncio sorprendente di Maria di Magdala : ”Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo abbiano messo”. Pietro e il discepolo amato si precipitano al luogo della sepoltura e trovano la tomba vuota come Maddalena ha detto loro. L’Evangelista si sofferma proprio su questa corsa e su quanto vedono nel sepolcro vuoto. Sta qui, credo, il messaggio che ci raggiunge oggi. Ci interessano i particolari. Il discepolo prediletto arriva per primo al sepolcro ma non entra: è Pietro il primo a entrare e vedere. La presenza del “discepolo amato” accanto a Pietro è un tratto tipico del Quarto Vangelo: Pietro, pur essendo il “primo” riconosciuto dai dodici, ha bisogno dell’amore, rappresentato appunto dall’ “ amato”, per garantire il suo “primato”.

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